Come responsabile dello sportello antiviolenza voglio condividere un piccolo bilancio della nostra attività nell’anno 2023, anche perché in questo periodo non ci avete fatto sentire sole. Grazie e ancora grazie anche per le numerose donazioni che ci avete elargito. Ci avete dato un riconoscimento per la serietà e l’impegno che cerchiamo di mettere in questa nostra attività di volontariato e tutto ciò, credetemi, ci dà tanta forza per andare avanti.
Abbiamo accolto 21 donne, 15 italiane e 6 di altre nazionalità.
Da segnalare, con molta preoccupazione, a differenza degli anni passati, l’accesso di donne sempre più giovani e il tipo di violenza: l’abuso sessuale in tutte le sue forme, dalla molestia fino allo stupro. In linea con i dati nazionali che dimostrano quanto sia fortemente presente, soprattutto tra le giovani generazioni, la cultura dello stupro che si oppone alla cultura del consenso della donna, alla sua libertà di scegliere e decidere del proprio corpo.
Inoltre, tra tutti gli accessi si sono evidenziate situazioni di violenza molto complesse e di preoccupante criticità.
Di una in particolare, Concetta Marruocco, ne avevamo rilevato l’alto rischio di pericolo per la vita e richiesto alla rete antiviolenza la messa in sicurezza. Ne vogliamo, ne dobbiamo parlare perché non venga dimenticata e il suo nome faccia rumore in questa società patriarcale!!! Titti, come preferiva essere chiamata, dopo aver denunciato il marito ha seguito il figlio in una comunità dove è stato messo in protezione. Qui, fuori dalla paura, ha intrapreso un percorso, a dir poco esemplare, di consapevolezza di uscita dalla violenza. Ha ricostruito pezzetto per pezzetto la sua vita passata. Ha trovato la forza di rivisitare più di 20 anni di violenze perpetrate su di lei con tenacia e ferocia per mano del marito. E credetemi non le sono state risparmiate violenze di nessun tipo: fisiche, psicologiche, sessuali, verbali, economiche, stalking, isolamento dalle reti amicali e parentali e tante altre. Di fronte ad un giudice ha trovato il coraggio di riferire tutto con una lucidità e una volontà inimmaginabile di dire basta, decretando così la sua morte. L’uomo si è reso conto che non sarebbe più stata sua e quindi doveva morire.
Il nostro pensiero doloroso e struggente, in questo fine d’anno, va a te Concetta cara, sarai sempre una di noi, come ci avevi chiesto. Lo stesso pensiero è rivolto ai tuoi familiari, in particolare a Noè, con tutta la nostra vicinanza e affetto.
Verrai con noi, Concetta, a chiedere, finché avremo voce, che venga ascoltata e creduta la richiesta di aiuto delle donne vittime di violenza e che vengano applicate le misure adeguate alla loro sicurezza, non come è successo a te!!
Oltre la messa in sicurezza continueremo a chiedere anche tutti i supporti economici: lavorativi e non, abitativi, necessari e fondamentali alle donne per ricostruirsi una vita propria.
La donna va ascoltata, non giudicata!
Siamo noi, la società intera, a dover essere giudicati. Quando una donna viene uccisa non esiste “io non c’ entro”; sempre dobbiamo sentirci parte del problema e non cercare sempre un “però se lei…” che giustifichi in qualche modo il femminicida, spostando sulla donna la colpa di non aver fatto il possibile per evitarlo. L’unico colpevole da condannare è l’uomo che agisce la violenza.
Noi operatrici dello sportello siamo pronte ad affrontare il nuovo anno con tutta la serenità possibile e con lo stesso impegno di sempre. Siamo contente perché sicuramente vedremo realizzato, entro il primo semestre del 2024, un vecchio sogno, una casa per le donne, di cui vi racconteremo in seguito.
Con speranza, auguro un Sereno Anno Nuovo !!!!!!
Elisabetta Silvestrini
