La panchina rossa è un simbolo; la targa presente sullo schienale lo spiega: “Per non dimenticare tutte le donne uccise da un uomo che diceva di amarle“.

Da quando c’è, la panchina è il luogo della ricorrenza di ogni 25 novembre (anche quello della pandemia): ci ritroviamo insieme, leggiamo i nomi delle donne uccise in quell’anno, lasciamo un mazzo di rose rosse e un paio di scarpe dello stesso colore.

Per questo siamo rimaste a dir poco sconcertate nel vedere la panchina utilizzata per uno spot elettorale, il cui contenuto tra l’altro non tocca neanche da lontano il dramma della violenza di genere, fenomeno presente in modo significativo anche a Fabriano.

Nonostante il video sia presente in rete da molti giorni ed avendone preso conoscenza da poco, non possiamo tacere, soprattutto perché le uniche donne nominate nel video sono le “madri”, come se al di fuori di quel ruolo non esistessimo, inserite peraltro nella categoria dei “fragili”.

Questa precisazione si è resa necessaria nonostante l’associazione Artemisia si sia tenuta – e si terrà fino al termine – al di fuori di questa campagna elettorale, proprio per evitare strumentalizzazioni e forzature al suo interno, con il pieno rispetto di ogni scelta individuale delle singole associate.

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