Vogliamo dire prima di tutto: il 25 novembre non è una celebrazione né tanto meno una ricorrenza, è per noi la giornata delle donne per le donne.

Come ogni giorno vogliamo, rifuggendo da ogni retorica, rinnovare quel patto di alleanza tra donne per sconfiggere ogni forma di violenza, fisica, sessuale, psicologica ed economica, ogni forma di discriminazione di genere.

Di questo patto abbiamo bisogno tanto più in questo tempo di pandemia, in cui l’emergenza sanitaria ed economica crea un terreno fertile per l’aumento della violenza soprattutto nell’ambiente domestico. I dati Istat fotografano purtroppo questa triste situazione: durante il lockdown della scorsa primavera sono state 5.031 le telefonate valide al numero verde attivo 24 ore su 24 per le richieste di aiuto e sostegno alle donne vittime di violenza e di stalking, il 73% in più dello stesso periodo del 2019, così come vi è stato un forte aumento delle donne che hanno chiesto aiuto ai Centri e agli sportelli antiviolenza presenti sui territori.

Questo dimostra che la convivenza forzata all’interno degli ambienti domestici abbia ancora di più creato ed innescato situazioni di violenza di cui le donne sono state vittime, senza il più delle volte avere la possibilità di ribellarsi e di uscire fuori per denunciare.

Molti sono stati i femminicidi in questo anno, ma l’informazione unicamente concentrata sull’epidemia da Covid-19 li ha completamente dimenticati o relegati a fatti di pura cronaca, ed è a queste donne morte nel silenzio e nella indifferenza generale che vogliamo dedicare questa giornata e dire che non sono morte invano, così come non sono morti invano i loro figli, frutto della violenza cieca e assassina del loro padre.

Questa assurda violenza viene però spesso descritta dai social e dalla carta stampata come un raptus di follia o come frutto della gelosia, come se quel marito, quel padre, quel compagno di una vita fosse semplicemente un uomo malato da curare o comunque da dover giustificare perché in stato di depressione o perché semplicemente aveva perso il lavoro.

È proprio in questo periodo di pandemia che abbiamo bisogno di un linguaggio vero e non di formule vuote, di un linguaggio che rappresenti e descriva correttamente la realtà della violenza sulle donne senza alcuna ipocrisia, frutto di quella cultura figlia del patriarcato dura a morire e che pervade la nostra società.

La violenza sulle donne è soltanto violenza, e non ha e non potrà mai avere attenuanti o giustificazioni. Questo è quello che si deve dire quando si parla di violenza di genere e non solo. È necessaria una vera rivoluzione culturale nel linguaggio di genere perché la difesa dei diritti delle donne e la loro promozione sociale parte anche da questo cambiamento.

Pensiamo che in questo momento così difficile per la nostra società, dove i rapporti sociali ed interpersonali sono limitati, e in cui la realtà finisce per essere soltanto quella rappresenta e portata all’interno delle nostre case dai social, ci sia ancor più bisogno di una comunicazione attenta e corretta che dia voce alle donne, ai loro bisogni, per rompere anche in questo modo quella bolla in cui il lockdown le ha relegate, per aiutarle ad uscire dalla violenza in cui quotidianamente vivono, non dimenticando che l’emergenza sanitaria rischia di acuire ancora di più le diseguaglianze di genere.

C’è bisogno dell’impegno di tutti.

Noi dell’Associazione Artemisia ci siamo. Il nostro Sportello a Fabriano si trova in Via Corridoni n. 21 ed è attivo per l’accoglienza delle donne, anche in questo periodo di emergenza sanitaria, nei giorni di lunedì e venerdì dalle ore 15.00 alle ore 17.00 ed il primo sabato di ogni mese dalle ore 10.00 alle ore 12.00, con la possibilità di chiamare telefonicamente in questi orari il nostro numero 3703119276.

Le donne che provengono da comuni limitrofi possono indicare nell’autocertificazione “motivi di necessità” oppure, per i colloqui con la psicologa, “motivi di salute”.

Per questo 25 novembre abbiamo realizzato un video:

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